LINA

LINA

Italia, 1929. In un paese a pochi chilometri da Roma, un orfanotrofio ospita bambine e bambini speciali, figli della guerra e dei suoi risvolti peggiori. Una trama colpisce la vita di Lina, la protagonista, orfana fin dalla nascita, che diventa lo strumento inconsapevole del compiersi della verità attraverso una serie di eventi tragici che ne determina la svolta esistenziale.

 


INTERVISTA AD AURORA CECCHINI

  1. Come hai conosciuto il concorso “UNA STORIA PER IL CINEMA”?

Sono venuta a conoscenza del concorso tramite i social media (Facebook e Instagram). 

     2. Come nasce l’idea della tua storia?

La storia prende spunto da una delle vicende più dolorose del nostro paese. Vicenda che è emersa dopo ogni dopoguerra e che, purtroppo, è ancora attuale. È una storia femminile, nel senso che il tema di fondo colpisce direttamente l’emisfero femminile, ma è un libro che racconta anche di uomini, perché fanno parte della stessa razza umana e della stessa storia del mondo. 

Il tema è quello degli stupri di guerra avvenuti in Italia dopo la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917. Migliaia di donne furono violentate dai soldati nemici ma anche dagli italiani e il tema, a lungo censurato, stigmatizzava e colpiva le vittime. Le donne non poterono decidere per la loro sorte né per quella dei bambini che avevano in grembo. Fu imposto loro di abortire, nonostante la religione cattolica in Italia ritenesse l’aborto il peggiore dei crimini. Bisognava salvaguardare «l’onore» dei mariti, che in quel momento erano i fanti, i soldati al fronte. Ne seguì il dramma dei «figli della guerra», i bastardi che, in realtà, erano anche figli di italiani. E comunque di uomini delle 12 nazionalità che componevano l’esercito austro-ungarico. 

      3. Qual è l’ambientazione?

Il libro è ambientato nell’Italia del 1929. La storia si dipana da gennaio a dicembre dello stesso anno. Il luogo, un paese letterario all’interno del territorio viterbese, si chiama Alfiera ed è situato quasi a metà strada tra le città di Roma e di Viterbo.

     4. Quanto di te c’è in questa storia? 

Io sono una narratrice di storie, una contastorie, per meglio dire. Sono una ricercatrice ossessiva di magia e, laddove non esiste in natura, devo ricrearla. Per raccontare ciò che voglio leggere, per trasmettere l’empatia legata ai sentimenti umani derivanti dai dolori e dalle gioie universali. La narrativa, faticosa perché attinge direttamente dall’esperienza personale, mi permette di scrivere quello che non posso spiegare e quindi lo racconto. 

La storia di Lina non è la mia storia né quella della mia famiglia ma quella di tanti racconti, è un romanzo corale. In esso coesistono varie voci narranti, di generi diversi, di età diverse, ciascuna con la propria esperienza di vita, ciascuna col suo punto di vista e con i suoi strumenti, collegate allo stesso grande tema: quello umano. Chi narra la storia è l’umanità stessa, l’insieme universale delle donne e degli uomini e la storia diventa cento, mille storie. 

  1. Perché credi che sia adatta per una trasposizione cinematografica? 

Sono una scrittrice descrittiva. Credo che uno dei compiti di chi scrive sia coinvolgere chi legge fino a farlo sentire protagonista e con i piedi piantati all’interno della storia stessa. Le esistenze che racconto sono evocative, per questo credo si adattino a una sceneggiatura. 

  1. Hai già vinto premi con questa storia?

No, non ne ho vinti.

  1. Progetti per il futuro? 

Sto scrivendo il prossimo romanzo.

  1. Vuoi aggiungere altro?

Alcune persone, durante le presentazioni di Lina, mi hanno chiesto perché è ancora importante raccontare gli stupri avvenuti nel primo e nel secondo dopoguerra? Credo si tratti di una domanda lecita e non scontata. C’è necessità di farlo per stimolare alcune riflessioni molto importanti: la necessità della pace, il ruolo della donna durante le guerre e, in genere, dei soggetti che subiscono crudeltà e violenze.Io sono una scrittrice femminista. Gli argomenti per i quali mi batto sono quelli legati all’emancipazione femminile, alla parità dei diritti, alle innumerevoli vessazioni di cui da secoli le donne sono bersaglio. Hanno sempre dovuto giustificare la propria presenza su questa terra, provare di essere capaci, di essere giuste, di essere all’altezza. Niente è mai stato concesso al femminile solo per il fatto di esistere, come invece è sempre stato per il maschile. Il femminile, nella storia del mondo, ha avuto la posizione di un’appendice, di un oltre, un anche. Le mie storie parlano di chi ha sempre dovuto subire e di chi si è sempre dovuta difendere. E guarda caso, tranne sporadici esempi, peraltro contestualizzati al tempo e luogo, chi ha subito è il femminile. E, siccome il femminile mi è proprio, lo racconto attingendo alle mie esperienze e parlando di quello che conosco. Dunque, i miei libri, le storie e i personaggi, sono vicini tra loro in quanto vivono le stesse discriminazioni. Donne vittime di violenze, a cui è stato strappato il rispetto, protagoniste di rivalse sociali molto vicine al senso di giustizia o strumenti per rivelare verità scomode. Lina, ad esempio, che all’inizio della storia conosciamo come Lina Esposti, orfana di entrambi i genitori, la cui esistenza si colloca all’interno di un orfanotrofio, l’istituto “Maria Madre”, è una bambina di 10 anni, molto più matura della sua età. Tuttavia, la sua figura non si limita a questo. È un personaggio-locomotiva che spinge e traina coinvolgendo i lettori ai suoi stessi sano ottimismo e fiducia smisurata nella vita. Lina è una storia collettiva. Le storie collettive vanno scritte e vanno raccontate. In questa storia, ad esempio, i personaggi protagonisti insieme a Lina, che sono i suoi due migliori amici, e una cucciola di cane, una bastardina capitata nel loro mondo in circostanze misteriose, sono assolutamente sfortunati. Sono orfani di entrambi i genitori, una è femmina in un gruppo di maschi, uno è un secchione e l’altro un somaro. Tutti loro sarebbero morti di sicuro in questa storia o avrebbero dovuto soccombere di fronte a un destino avverso ma mettendosi insieme si fanno forza l’un l’altro. Non bisogna credere che si possa essere potenti solo l’uno contro l’altro ma si può essere potenti insieme.

 

Date:
Titolo:
LINA
Autrice:
Aurora Cecchini

Pelicula

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